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Attimonelli in mostra a Matera. Recensione del Prof. Giovanni Cordero

Luisa Attimonelli propone delle figure inquietanti, si direbbe in posizioni ieratiche, in posizioni di grande concentrazione, di intensa riflessione; fa una ricerca molto espressionistica sullo sguardo, sulla comunicazione non verbale del corpo, e poi inserisce degli elementi spiazzanti che non si può non notare e che spingono a interrogarsi. Che significato hanno queste formiche che entrano nel quadro, accarezzano la figura e vanno verso la testa, verso il cervello? L’insetto operoso, l’insetto gregario, l’insetto che è il simbolo della socialità, entra in questo quadro e veramente definisce la scena con un movimento strano che è lo sguardo della donna dopo che ci guarda direttamente e ci interroga.

Alla domanda donde le sia venuta l’idea delle formiche, l’artista precisa che la sua è una Queen, una Drag Queen e questo è molto interessante. Questo testimonia la riflessione dell’artista sui cambiamenti comportamentali, sociali, sessuali, di identità, della nostra epoca. La nostra epoca è coraggiosa e fortunata, in quanto si ha la possibilità di proporre qualcosa che prima non c’è mai stato come, ad es., di ambivalenza. Tutta l’Arte è ambivalenza, ha qualcosa che ti dice e non ti dice, ti spiazza e ti inquieta. Questa Drag Queen ha una sorta di maschera che occulta la sua identità. L’uomo e la donna sono di nuovo capaci di inventare nuove soluzioni formali e di proporre nuove identità, con coraggio, con forza, ma anche con ironia. Come ha fatto Luisa Attimonelli.

Matera 2019

 

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